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Ippocastano - Aesculus hippocastanum

Aesculus HyppocastanumL’ippocastano o castagno d’India (æsculus hippocastanum L.), della Famiglia delle Hippocastanaceæ, è un albero originario della Grecia Settentrionale e dell’Asia occidentale. Oggi è coltivato e diffuso in tutte le zone temperate dell’Europa, dalla pianura fino a 800m di altitudine.

Di quest’albero, che può raggiungere anche i 40m di altezza, si usano in fitoterapia la pianta intera, la corteccia, le foglie e i frutti. In erboristeria si può trovare anche sotto forma di macerato glicemico. Di esso, poi, si utilizzano estratti ottenuti dai semi (un tempo dati come cibo ai cavalli, da cui il nome), in grado di esercitare un’azione di riduzione della permeabilità capillare; ha anche un effetto antiinfiammatorio, migliora il drenaggio linfatico ed aumenta la pressione venosa.

Per tale motivo, trova applicazione nel trattamento dell’insufficienza venosa cronica, determinando un miglioramento dei segni e sintomi presenti agli arti inferiori: edema, dolore, prurito, varici, ulcere, senso di tensione e/o affaticamento. Inoltre offre proprietà antiedematose e antiessudative; inibisce la distruzione della vitamina C e viene consigliato nel caso di vene varicose. I frutti hanno un effetto moderatamente narcotico e i semi non trattati sono tossici (la corteccia era usata come febbrifugo).

L’ippocastano è anche uno dei fiori di Bach – il white chestnut. I principi attivi con azione decongestionante presenti nell’ippocastano possono essere impiegati anche in campo cosmetico, ad esempio nella preparazione di creme viso. Gli estratti di ippocastano sono controindicati in soggetti con disturbi gastrointestinali. Sono proprio i disordini dell’attività digerente (costipazione, diarrea, vomito e nausea) a rappresentare gli effetti indesiderati più comuni, anche se rari, dell’ippocastano.

Componenti principali dell’Ippocastano

  • glicosidi triterpenici
  • saponine (la cui miscela, saponina triterpenica, è chiamata comunemente escina)
  • glucosidi cumarinici (in particolare esculina, procianidine, tannini, flavonoidi)
  • proantocianidoli
  • amidi
  • grassi insaturi

Proprietà ed attività terapeutica nell'utilizzo dell’Ippocastano

  • vasocostrittore
  • diuretico
  • antiemorragico
  • antiossidante
  • andiedemigeno
  • antiessudativo
  • decongestionante
  • antinfiammatorio

Somministrazione e posologia nell'utilizzo della dell’Ippocastano

Per flebiti, varici e problemi circolatori. Acquistate in erboristeria il macerato glicerico di ippocastano (diluizione 1 Dh) e assumetene 50 gocce 2 volte al giorno per un mese. La terapia va interrotta per 15 giorni e poi ripetuta nuovamente. Data la forte azione astringente, il rimedio è controindicato per chi soffre di arteriosclerosi e ipertensione. Contro crampi muscolari e dolori reumatici. Mettete a macerare per 40 giorni 50g di corteccia e frutti di ippocastano in un litro d’olio di oliva o di mandorle dolci. Filtrate e utilizzate per massaggi locali sugli arti colpiti da crampi o da dolori reumatici o gottosi. Contro i geloni. Fate macerare per 15 giorni un ramo di ippocastano (possibilmente con foglie e frutti) in una soluzione con 30ml di alcol a 60° e 30ml di acqua. Mescolate alcune gocce del composto con un po’ di lanolina e fate della applicazioni sulle zone colpite dai geloni.

Interazioni e avvertenze

Non superare le dosi consigliate: i frutti crudi sono irritanti per l’apparato gastrointestinale e sono tossici se non sono sottoposti a lavorazione. I preparati commerciali sono esenti da rischi purché si seguano le posologie indicate. È stato descritto un caso di malattia autoimmune (sindrome “pseudolupus”) dopo assunzione di un’associazione di Ippocastano, fenopirazone e piante contenenti glucosidi cardioattivi. Per la presenza di cumarine ad attività antitrombotica teoricamente sono possibili interazioni con farmaci antiaggreganti o anticoagulanti.

Controindicazioni

Alte dosi di escina possono provocare danni sul glomerulo e sul tubulo renale. Sconsigliato in gravidanza e allattamento. Da utilizzare con grande prudenza nell’uso interno, sconsigliato in caso di insufficienza renale e in presenza di nefropatie.

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