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Arnica - Arnica montana L.

Arnica - Arnica MontanaL’Arnica è un’erba medicinale della famiglia delle Asteraceae, ghiandolosa, perenne, a fusto eretto e mediamente robusto, alta 20-60 cm, dai grandi capolini di colore giallo aranciato con caratteristici petali “spettinati” e dal gradevole odore aromatico. Il nome potrebbe derivare da una alterazione del tardo-latino «ptàrmica», a sua volta derivato dal greco «ptarmikos» (‘starnutatorio’) con allusione alle proprietà starnutatorie connesse all’odore della pianta. Altri però preferiscono partire dalla parola “greca” «arnakis» (‘pelle di agnello’) facendo riferimento alla delicata tessitura delle sue foglie.


Il nome Arnica in antichità fu impiegato più volte per specie diverse aventi in generale grandi capolini gialli (come i generi Doronico, Senecio e Telekia). La prima documentazione dell’Arnica montana è del 1731 a proposito di un manuale di giardinaggio.

In Francia è molto comune la denominazione di Tabc des Vosges poiché gli abitanti delle regioni montane se ne servono come tabacco da fiuto.

La forma biologica della pianta è definita “emicriptofita rosolata” ovvero: pianta erbacea, perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla neve (emicriptofita); inoltre tali piante hanno le foglie disposte a formare una rosetta basale (rosolata), più raramente sono cauline e bratteiformi. L’Arnica montana è endemica in Europa, dalla Penisola iberica alla Scandinavia e ai Carpazi.

È assente dalle Isole Britanniche ed è relativamente rara in Italia. Cresce in terreni poveri (pascoli magri, brughiere e torbiere alte) e silicei (substrato acido), in zone montane da 500 a 2500 m sul livello del mare.

È assente in pianura. Sta diventando rara soprattutto nelle regioni nordiche a causa dell’aumento delle coltivazioni intensive. Questa pianta, infatti, appartiene alla flora protetta.

Componenti principali dell'Arnica

Tutta la pianta (fiori e rizoma) contiene un glucoside (l’arnicina dalla formula CxHxO4) che è simile, come azione, alla canfora. Produce due differenti olii essenziali, uno localizzato nei fiori e l’altro nei rizomi essicati. Dalla pianta si può estrarre anche fitisterina, acido gallico e tannino.
Tra i principali componenti si ricordano:

  • acidi grassi
  • idrotimochinone
  • sostanza amara
  • idrocarburi paraffinici e terpenici
  • alcoli triterpenici
  • arnicina
  • arnidiolo e faradiolo
  • acido caffeico
  • acido clorogenico
  • inulina
  • tannino catechico
  • lattone sesquiterpenico
  • flavonoidi nei fiori
  • isoquercitina
  • astragalina
  • luteolina-7-glucoside
  • cumarine
  • umbelliferone
  • scopoletina
  • carotenoidi
  • fitosteroli
  • n-alcani
  • polisaccaridi
  • elenalina
  • diidroelenalina ed esteri
  • timolo
  • acidi fenoli

Proprietà ed attività terapeutica dell'Arnica

  • è rimedio principe di assoluta validità per risolvere echimosi e edemi conseguenti a contusioni e slogature
  • rubefacente
  • antiecchimosica

Somministrazione e posologia nell'utilizzo dell'Arnica

È tradizionalmente usata, in forma di estratto o tintura, nelle ecchimosi e nei dolori articolari. Questa pianta è spesso utilizzata come rimedio nella fitoterapia.

In infusione di foglie viene utilizzata come trattamento, per uso esterno, di traumi e contusioni, ma non deve essere utilizzata sulle ferite. In forma di crema o di tintura diluita, è utilizzata nei dolori reumatici e per l’alopecia. In omeopatia, l’Arnica è utilizzata per dolori muscolari e nella cura a lungo termine di traumi, per shock, contusioni, strappi, artrite e dolori influenzali.

Interazioni e avvertenze

Le preparazioni di Arnica, utilizzabili solo per uso esterno, non vanno mai applicate in vicinanza degli occhi, della bocca, dei genitali; non si devono applicare inoltre su pelli delicate o escoriate, sulle ferite e sulla pelle dei bambini piccoli.

Controindicazioni

È velenosa se ingerita e a forti dosi può provocare paralisi e tachicardia. Contromisure per l’ingestione accidentale includono l’ingestione di carbone per assorbire le tracce di tossine nell’intestino e l’ingestione di liquidi per diluirne la concentrazione.
Ad ogni modo, non sono noti antidoti.

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